{"id":103,"date":"2025-10-22T08:58:31","date_gmt":"2025-10-22T08:58:31","guid":{"rendered":"https:\/\/newglobaleconomy.org\/?page_id=103"},"modified":"2025-11-06T15:39:48","modified_gmt":"2025-11-06T15:39:48","slug":"the-organisational-model-of-multinational-firms","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/newglobaleconomy.org\/it\/the-theory-of-the-one-contracting-party-apparent-economy\/the-organisational-model-of-multinational-firms\/","title":{"rendered":"Il modello organizzativo delle imprese multinazionali"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;<strong>innovazione tecnologica<\/strong> e l&#8217;uso sapiente della <strong>leva normativa<\/strong> hanno enormemente favorito i processi di internazionalizzazione delle imprese, il cui potere non dipende soltanto dalla capacit\u00e0 produttiva, ma anche, e forse ormai soprattutto, dal sistema di relazioni commerciali, societarie e finanziarie che garantiscono l&#8217;integrazione pur nella frammentazione in ambito globale.<\/p>\n<p>Il termine \u201cmultinazionale\u201d sta a indicare una impresa che organizza e coordina attivit\u00e0 che travalicano i confini nazionali<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Un&#8217;altra definizione molto efficace considera l&#8217;impresa multinazionale in senso moderno come \u201cintegrazione della frammentazione\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. La teoria economica ha iniziato a occuparsene solo di recente, ossia a partire dagli anni &#8217;60, circa un secolo dopo l&#8217;emersione su larga scala di questo nuovo attore economico nei mercati globalizzati.<\/p>\n<p>La Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio internazionale e lo sviluppo (Unctad) propone come definizione \u201cquella dell&#8217;impresa che ha almeno una filiale all&#8217;estero di cui detiene almeno il 10% del capitale e sulla quale esercita il controllo\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Lo schema del controllo e della partecipazione di societ\u00e0 nella identificazione della multinazionale, indica come dal punto di vista legale l&#8217;internazionalizzazione delle imprese passi attraverso il modello del gruppo, vale a dire l&#8217;organizzazione e la gestione dell&#8217;impresa mediante pi\u00f9 societ\u00e0 collegate.<\/p>\n<p>Un <strong>importante indicatore economico<\/strong> del legame fra lo sviluppo delle multinazionali e l&#8217;utilizzo di societ\u00e0 controllate sono gli<strong> Investimenti Diretti Esteri<\/strong> (IDE, in inglese <em>Foreign Direct Investment<\/em>, FDI) che un operatore di mercato effettua in un paese diverso rispetto a quello in cui risiede il centro direttivo della sua attivit\u00e0 (la <em>holding<\/em>). L&#8217;investimento viene realizzato mediante acquisizione di partecipazioni della societ\u00e0 che si intende controllare all&#8217;estero (IDE <em>Brownfield <\/em>o <em>M&#038;A<\/em>), oppure attraverso la creazione di una filiale nel paese in cui ci si intende insediare (IDE <em>Greenfield<\/em>); ci\u00f2 al fine di consentire alla societ\u00e0 \u201cmadre\u201d di potere esercitare i poteri di direzione e di gestione della societ\u00e0 partecipata o costituita.<\/p>\n<p>L&#8217;integrazione dei mercati a livello mondiale \u00e8 dipesa in misura sempre maggiore dagli IDE con operazioni di fusione e acquisizioni societarie internazionali.<\/p>\n<p>Gli IDE possono assumere la forma di investimenti orizzontali o verticali. I primi consistono nel trasferimento di capitali, tecnologia e pi\u00f9 in generale dei fattori che consentono la produzione <em>in loco<\/em> per soddisfare il mercato locale; tale strategia viene definita anti-trade poich\u00e9 elimina la pratica dell&#8217;esportazione. Gli investimenti verticali si hanno invece quando il processo di internazionalizzazione dell&#8217;impresa passa attraverso la delocalizzazione dei vari stadi della produzione, i cui beni, attenzione, non sono destinati a essere consumati laddove vengono prodotti ma sono destinati a soddisfare le esigenze di consumo di altri paesi. Per tale ragione questa forma di IDE viene considerata pro-trade, cio\u00e8 stimola il commercio internazionale. Quest&#8217;ultima tipologia di investimenti diretti si \u00e8 notevolmente sviluppata a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni &#8217;90, dando luogo a ingenti piani di delocalizzazione produttiva.<\/p>\n<blockquote><p>Gli scambi internazionali infragruppo rappresentano in tal senso una sottocategoria degli IDE.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il controllo di attivit\u00e0 estere in alternativa alle transazioni contrattuali con le imprese che operano nel territorio straniero risponde all&#8217;esigenza di garantire il governo delle varie fasi del processo produttivo attraverso una pluralit\u00e0 di societ\u00e0 partecipate e\/o controllate. La direzione \u201cunitaria\u201d dell&#8217;attivit\u00e0 d&#8217;impresa si sgancia dal territorio, diviene autonoma rispetto a esso e la politica aziendale viene disegnata nell&#8217;ottica di una aggregazione \u201cvirtuale\u201d di luoghi e di funzioni.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr., Andrea Goldstein e Lucia Piscitello, <em>Le multinazionali<\/em>, Il Mulino, 2007, p. 9.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr., Giovanni Balcet, <em>Economia dell&#8217;impresa multinazionale<\/em>, Giappichelli, 2009, Introduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cfr., Giovanni Balcet, <em>Economia dell&#8217;impresa multinazionale<\/em>, cit., p. 9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;innovazione tecnologica e l&#8217;uso sapiente della leva normativa hanno enormemente favorito i processi di internazionalizzazione delle imprese, il cui potere non dipende soltanto dalla capacit\u00e0 produttiva, ma anche, e forse ormai soprattutto, dal sistema di relazioni commerciali, societarie e finanziarie che garantiscono l&#8217;integrazione pur nella frammentazione in ambito globale. 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