{"id":199,"date":"2025-10-27T09:51:06","date_gmt":"2025-10-27T09:51:06","guid":{"rendered":"https:\/\/newglobaleconomy.org\/?page_id=199"},"modified":"2025-11-07T09:06:16","modified_gmt":"2025-11-07T09:06:16","slug":"conclusions","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/newglobaleconomy.org\/it\/the-theory-of-the-one-contracting-party-apparent-economy\/conclusions\/","title":{"rendered":"Conclusioni"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019espansione delle multinazionali attraverso lo strumento del gruppo di societ\u00e0 si \u00e8 dimostrato essere uno dei <strong>principali tasselli delle nuove catene di produzione globale<\/strong>, capace di determinare la struttura dei mercati nonch\u00e9 i margini di azione della politica e degli organi sociali intermedi, come sindacati e rappresentanze imprenditoriali.<\/p>\n<p>L\u2019interesse da parte delle organizzazioni internazionali, come l\u2019OCSE e il FMI, \u00e8 per lo pi\u00f9 di carattere statistico, mentre quello di istituzioni politiche internazionali, qual \u00e8 l\u2019UE, \u00e8 principalmente di matrice normativa.<\/p>\n<p>Mantenendo bene o male costante l\u2019approccio interdisciplinare, il presente studio mostra come senza avere definito un <strong>adeguato modello teorico economico e giuridico<\/strong>, entrambi gli ambiti di studio subiscono limiti che non possono essere risolti in modo autoreferenziale: il dialogo tra giuristi ed economisti \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<blockquote><p><strong>Riguardo all\u2019analisi giuridica<\/strong>, la <strong>contraddizione terminologica<\/strong> tra autonomia e soggezione al controllo altrui rappresenta un forte limite, poich\u00e9 banalmente in quanto tale <strong>non \u00e8 risolvibile<\/strong>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Potrebbe essere di aiuto riportare all\u2019attualit\u00e0 il valore degli approcci teorici incentrati sul concetto di impresa, quindi di nesso tra governo e imputazione di responsabilit\u00e0 imprenditoriale, da considerare come perno per rilevare le anomalie delle varie discipline di gruppo vigenti in diverse parti del mondo.<\/p>\n<p><strong>Sul piano economico<\/strong> occorre prendere piena consapevolezza sul fatto che tale anomalia rappresenti un ostacolo anche per gli studi di settore incentrati sul paradigma classico d\u2019impresa.<\/p>\n<p>Solo di recente si sta pian piano capendo che il modello dell\u2019impresa multinazionale e, conseguentemente, <strong>le nuove catene di produzione globale necessitano di un cambio di paradigma<\/strong> nell\u2019ambito del quale non possono essere messi sullo stesso piano gli scambi realizzati da imprese indipendenti e quelli realizzati tra le societ\u00e0 di un gruppo societario.<\/p>\n<p>In tal senso, <strong>pu\u00f2 essere d\u2019aiuto<\/strong> <strong>l\u2019idea<\/strong> esposta secondo cui la <strong>funzione di produzione di una impresa a societ\u00e0 unica \u00e8 strutturalmente differente dalla funzione dell\u2019impresa di gruppo<\/strong>, che \u00e8 data dalla sommatoria di distinte funzioni di produzione, tante quante sono le societ\u00e0 controllate e in ciascuna di queste la distribuzione dei fattori che determinano produttivit\u00e0, valore aggiunto e profitto \u00e8 alterata poich\u00e9 segue la logica organizzativa dell\u2019interesse della controllante.<\/p>\n<p>Su questo aspetto ci sono stati <strong>notevoli passi avanti dal punto di vista della rilevazione statistica<\/strong>, principalmente quella condotta dai sopra citati enti internazionali. Ma siamo ancora lontani dalla produzione di dati sufficientemente realistici, tenendo conto che non pu\u00f2 esistere una soluzione statistica che non sia anche normativa e una soluzione normativa che non sia anche statistica.<\/p>\n<blockquote><p>Occorre dunque un <strong>modello teorico di base su cui sviluppare nuovi studi e modelli statistici<\/strong>, e si ritiene che la \u201c<strong>Teoria dell\u2019Economia apparente a contraente unico<\/strong>\u201d \u2013 che \u00e8 contemporaneamente economica e giuridica \u2013 possa assumere questa funzione, poich\u00e9 il perno del fenomeno \u00e8 proprio il dato, allo stesso tempo teorico e fattuale, che gli scambi realizzati tra una societ\u00e0 controllante e una societ\u00e0 controllata siano <strong>scambi \u201cfalsati\u201d, ovvero passibili di \u201cmanipolazione\u201d<\/strong>, poich\u00e9 compratore e venditore finiscono per coincidere in un unico operatore di mercato, rendendo come pi\u00f9 volte detto lo scambio una vera e propria finzione economica.<\/p><\/blockquote>\n<p>Continuare a cercare soluzioni teoriche di compromesso, come quella di definire una societ\u00e0 eterodiretta una \u201cquasi-societ\u00e0\u201d, \u00e8 solo controproducente. Bisogna centrate il problema e non girarci attorno.<\/p>\n<p>Partendo da tale assunto, sono state <strong>esposte alcune delle pi\u00f9 importanti conseguenze di tale nuovo paradigma<\/strong> d\u2019impresa e di scambio, che assumono un valore scientifico e politico davvero straordinario: l\u2019incontrollata manipolazione degli scambi e della fissazione dei relativi prezzi <strong>cambia radicalmente l\u2019idea di produttivit\u00e0, l\u2019idea di valore aggiunto e l\u2019idea di profitto date per scontato in ambito scientifico e politico<\/strong>; si verifica una <strong>pericolosa alternazione della distribuzione del reddito tra lavoro e capitale<\/strong>, cui segue inevitabilmente una neutralizzazione del potere sindacale e si possono anche innescare, ovvero amplificare, pericolose crisi finanziarie.<\/p>\n<p>Inoltre, come emerso dal lavoro delle istituzioni europee e di altre organizzazioni internazionali si possono agevolmente trarre <strong>vantaggi fiscali <em>ingiusti<\/em> <\/strong>a danno delle istituzioni pubbliche collocando strategicamente le societ\u00e0 controllate nella scacchiera mondiale; mentre i rapporti di credito e di debito tra societ\u00e0 del gruppo hanno delle conseguenze finanziarie notevoli rispetto ai territori dove queste operano.<\/p>\n<blockquote><p>Conseguentemente, la \u201cteoria dell\u2019Economia apparente a contraente unico\u201d potrebbe essere usata come modello teorico per costruire statistiche e database quanto pi\u00f9 realistici possibile.<\/p><\/blockquote>\n<p>A tal fine, si intende proporre un indicatore economico e statistico <em>universale<\/em>, basato sul modello di funzione di produzione aggregata del gruppo multinazionale.<\/p>\n<p>Una raccolta dati ben studiata con il supporto di obblighi di informazione da parte delle imprese transnazionali di qualsiasi settore produttivo potrebbe condurre alla <strong>creazione di banche dati e strumenti tecnologici idonei ad anticipare e magari prevenire le crisi finanziarie<\/strong>.<\/p>\n<p>Senza un\u2019adeguata regolamentazione, l\u2019evoluzione tecnologica amplificher\u00e0 ancora di pi\u00f9 le potenzialit\u00e0 distorsive degli scambi a contraente unico, trascinando sempre pi\u00f9 gli stati in una sostanziale impotenza dinanzi all\u2019evolversi del mercato globale.<\/p>\n<blockquote><p>Gli sviluppi dell\u2019<strong>Intelligenza Artificiale (IA)<\/strong> si muoveranno infatti per lo pi\u00f9 dentro al modello di impresa globale gi\u00e0 in essere, aumentando dunque esponenzialmente i rischi esposti.<\/p><\/blockquote>\n<p>Per tali ragioni, appare inoltre chiaro che interventi politici \u201canti globalizzazione\u201d come i dazi possono s\u00ec creare qualche problema organizzativo e finanziario alle imprese di gruppo multinazionali, ma queste con gli strumenti normativi e tecnologici che hanno a disposizione possono pi\u00f9 o meno agevolmente scaricare i superiori costi paradossalmente anche agli stessi governi protagonisti della guerra commerciale, e ci\u00f2 attraverso un mirato riassetto organizzativo di stabilimenti e societ\u00e0, che chi elabora le statistiche pu\u00f2 attualmente censire solo <em>ex post<\/em>.<\/p>\n<p>Bisogna fare anche molta attenzione alle <strong>conseguenze sociali e umanitarie<\/strong> derivanti dal riassetto delle catene di produzione globale, che potrebbero essere disastrose nei paesi che a vario titolo sono divenuti o diverranno poco convenienti.<\/p>\n<p>Un altro rischio \u00e8 quello di innescare, ovvero accelerare, crisi finanziare di cui al momento non \u00e8 nemmeno possibile prevedere le conseguenze.<\/p>\n<p>Solo la <strong>capacit\u00e0 dei governi e dei parlamenti di dialogare<\/strong> per trovare una soluzione statistica e normativa <em>globale<\/em> pu\u00f2 condurre verso una uscita dalla crisi indotta dalla globalizzazione.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, il momento \u00e8 delicato poich\u00e9 siamo appena entrati in una rischiosa fase di transizione sia tecnologica che regolamentare: <strong>sbagliare norme o accordi internazionali potrebbe rivelarsi un disastro<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019espansione delle multinazionali attraverso lo strumento del gruppo di societ\u00e0 si \u00e8 dimostrato essere uno dei principali tasselli delle nuove catene di produzione globale, capace di determinare la struttura dei mercati nonch\u00e9 i margini di azione della politica e degli organi sociali intermedi, come sindacati e rappresentanze imprenditoriali. 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